La maledizione del Gruppo Amag in cui ha quasi sempre vinto la politica e perso l’efficienza aziendale

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Il Gruppo Amag sembra aver trasformato la gestione delle sue partecipate in un saloon con le porte a ventola: presidenti che si avvicendano, amministratori delegati che entrano ed escono di scena, sigle che cambiano vertici più spesso di quanto cambino i cassonetti in strada. Il risultato è una governance instabile, che si riverbera su servizi essenziali come rifiuti, acqua e reti, mentre la politica pensa alle nomine e a salvare il salvabile, dopo anni in cui il gruppo Amag era la cassaforte della città che finanziava lavori pubblici, eventi sportivi e associazioni e continuava ad assumere amici e parenti di ogni colore.

La lunghissima miccia si è poi consumata, così è esplosa la bomba.

La “maledizione” di Amag Ambiente

L’ultimo episodio è il più clamoroso: il presidente di Amag Ambiente, l’ingegnere Marco Seggi, si è dimesso dopo poco più di un mese dalla nomina, definite “improvvise” e “irrevocabili”. Un fulmine a ciel sereno che ha spiazzato l’azienda m non i politici e gli amministratori. Avrebbe dovuto cambiare il passo all’azienda rifiuti, ma alla fine la burocrazia interna lo ha logorato e ostacolato a tal punto da dire basta.

Secondo ricostruzioni di stampa, sullo sfondo ci sarebbero divergenze con l’amministratore delegato Paolo Borbon, già amministratore unico prima della riorganizzazione. In pratica, si fa nascere una nuova governance “a due teste” e nel giro di poche settimane una di queste salta, lasciando sul campo una situazione di caos gestionale e un interrogativo semplice: chi comanda davvero in Amag Ambiente, il Cda o il sistema politico che lo nomina?

Dopo una settimana è stato nominato presidente Amag Ambiente Gianni Berrone, già assessore comunale al commercio, con un curriculum da funzionario di Confesercenti Alessandria.

Reti Idriche, gas e la giostra delle nomine

Non va meglio sul fronte delle reti. Negli ultimi anni Amag Reti Idriche e Amag Reti Gas hanno visto la nomina di nuovi amministratori unici, presentati come volti del rilancio, con incarichi a medio termine e grandi progetti finanziati dal PNRR. Poi arrivano altri cambi di assetto, come la nascita di So.Ge.Ri., la società derivata da Amag Reti Idriche, con un nuovo Cda che segna l’uscita di scena di figure come Emanuele Rava e il ritorno di Mauro Bressan, già protagonista nelle passate stagioni del gruppo.

I comunicati parlano di “nuovo corso”, “sviluppo strategico” e “importanti novità per il territorio” a ogni cambio di poltrona. Ma se i vertici cambiano continuamente, con ingressi, uscite, rientri e rotazioni, diventa difficile capire dove finisce la strategia industriale e dove inizia la lottizzazione politica. Una governance che dovrebbe garantire continuità a investimenti pluriennali rischia invece di diventare l’ennesimo manuale Cencelli in salsa locale.

Le dimissioni si sono susseguite senza sosta: l’amministratore delegato Biestro, il presidente Perissinotto, 2 consiglieri di amministrazione e presidente Lorenza Franzino, manager ex Iren che non ha resistito alle pressioni politiche.

L’ombra della politica e le inchieste mancate

Sul Gruppo Amag si addensa da tempo un’ombra politica pesante. La nomina di Stefano Franciolini alla guida del gruppo arriva mentre a Genova è in corso un’inchiesta sui bilanci dell’azienda di trasporto pubblico Amt, dove lo stesso Franciolini è presidente del collegio sindacale, scatenando inevitabili polemiche sull’opportunità della scelta. Allo stesso tempo, la commissione d’inchiesta sulla gestione di Amag dal 2015 al 2025, proposta in Consiglio comunale non è mai stata costituita.

Le dimissioni a raffica ai vertici delle partecipate e la continua rinegoziazione degli equilibri nel gruppo diventano così il sintomo di un sistema che usa le aziende pubbliche come terreno di conquista e non come strumenti per erogare servizi di qualità. Oggi, sempre più difficile dopo la vendita a Iren e la riorganizzazione degli acquedotti locali.

Sullo sfondo, ma neppure tanto, la credibilità complessiva del sistema agli occhi del cittadino medio che fatica a star dietro a tutti i giri di valzer.


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