Sono le cinque del pomeriggio quando decidiamo di fare un giro ai giardini pubblici della stazione di Alessandria. Non è notte fonda, non è un orario “a rischio”: è pieno giorno. Eppure, dopo aver fatto un primo passaggio a piedi, scegliamo di proseguire in macchina. Ci sentiamo più prudenti così.
Durante la passeggiata qualcuno ci ha anche offerto della “roba”. Non entriamo nei dettagli, ma il senso è chiaro. In quella che per mesi è stata definita “zona rossa”, lo spaccio continua a essere una presenza percepibile, visibile, quasi normale.
Guardiamo le panchine, le biciclette elettriche che sfrecciano, gruppi di uomini che stazionano in modo stabile nell’area. La sensazione che proviamo è quella di essere stranieri a casa nostra. Non è solo una questione di presenza, ma di controllo del territorio: chi vive davvero questi spazi?
Le promesse e la realtà
Qualche anno fa, in campagna elettorale, l’allora sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco era venuto qui insieme all’attuale vicepremier Matteo Salvini. Si parlava di sicurezza, di immigrazione fuori controllo, di interventi decisi. Si promettevano blocco navale, rimpatri, tolleranza zero.
Oggi al governo c’è una maggioranza che ha fatto della lotta all’immigrazione irregolare una bandiera, guidata dalla premier Giorgia Meloni. Eppure noi siamo ancora qui, a fare un “safari” in macchina in pieno centro, in pieno giorno, perché a piedi non ci sentiamo tranquilli.
Ci chiediamo: cosa è cambiato davvero? Se l’immigrazione irregolare era indicata come una delle principali cause di degrado e microcriminalità, perché la situazione nei giardini della stazione sembra la stessa?
Immigrazione e spaccio: ciò che vediamo
Non abbiamo bisogno di grandi analisi sociologiche per raccontare quello che vediamo: un’area dove lo spaccio è noto, dove la presenza di soggetti stranieri senza un’occupazione stabile è evidente, dove i cittadini evitano di passare a piedi, soprattutto la sera.
Il problema non è l’origine in sé, ma il fatto che una parte dell’immigrazione irregolare finisca intrappolata in circuiti di illegalità. Se chi non ha diritto di restare non viene rimpatriato, resta in un limbo che troppo spesso si traduce in marginalità e, in alcuni casi, in delinquenza.
Uno scenario che interroga la città
Non sta a noi formulare ricette, ma è evidente che la situazione dei giardini della stazione impone una riflessione seria. Un presidio costante e visibile delle forze dell’ordine, politiche sui rimpatri realmente applicate per chi non ha titolo a restare e un progetto di riqualificazione urbana capace di riportare famiglie e cittadini a vivere questi spazi sembrano elementi difficilmente eludibili nel dibattito pubblico.
Non dovrebbe essere normale sentirsi più sicuri in macchina che a piedi, alle cinque del pomeriggio, nel centro di Alessandria. Il punto non è lo slogan, ma la realtà quotidiana: sicurezza e legalità restano condizioni fondamentali perché una comunità possa dirsi davvero tale.
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