Come ci tenta il Diavolo?

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Se Dio è onnipotente, onnipresente e onnisciente, perché nel racconto della Genesi pone un limite all’uomo mettendo nel giardino un albero dal quale non si poteva mangiare?
«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire» (Genesi 2:16-17).
Questa domanda attraversa da sempre la coscienza di chi crede e trova risposta nel mistero della libertà.
Dio non tenta l’uomo, ma lo rende libero, lasciandogli la possibilità di scegliere.
L’uomo poteva mangiare di tutti gli alberi del giardino tranne uno, segno che senza un riferimento al Creatore l’essere umano non è in grado di stabilire autonomamente ciò che è veramente bene per sé.
È proprio in questo spazio di libertà che si inserisce l’azione del maligno.

Il diavolo non crea il male, ma lo suggerisce, non costringe, ma insinua.

Lo vediamo nel racconto delle origini: «Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici…» e, con parole seducenti, conduce la donna e l’uomo a dubitare di Dio fino a prendere e mangiare il frutto proibito (Genesi 3:1-6).
Dio non è l’artefice della caduta, ma colui che aveva posto un limite per custodire l’uomo.
Il demonio, invece, tenta perché vuole la rovina dell’essere umano, come ricorda l’apostolo Giacomo: «Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato dal male ed egli non tenta nessuno» (Giacomo 1:13).
Il Signore, tuttavia, può permettere la prova per far crescere e maturare la fede.
Questa dinamica emerge con forza nella storia di Giobbe.
A Satana che chiede di colpirlo, Dio risponde: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui» (Giobbe 1:12) e ancora: «Eccolo nelle tue mani, ma risparmia la sua vita» (Giobbe 2:6).
La sofferenza diventa così un luogo di purificazione e di fiducia.
Giobbe, spogliato di beni, affetti e salute, arriva a proclamare: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore» (Giobbe 1:21).
La Scrittura mostra che la prova può rafforzare, mentre la tentazione mira a far cadere.
Anche nella vita quotidiana ogni scelta diventa un bivio.
C’è la via più facile e c’è quella più vera, la scorciatoia e la fedeltà.
Vivere vicino a Dio non significa essere esentati dai problemi.
Gesù lo ha detto con chiarezza: «Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo» (Giovanni 16:33).
Significa però non affrontarli da soli.
Dio è presente nella lotta e non abbandona chi confida in lui.
Paolo lo conferma: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita» (1 Corinzi 10:13).
Per questo l’apostolo invita i cristiani a rivestirsi della forza che viene dall’alto.
«Rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza.
Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo.
Perché la nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti» (Efesini 6:10-12).
E indica gli strumenti spirituali della lotta: la verità, la giustizia, la fede, la salvezza, la Parola di Dio e una preghiera incessante (Efesini 6:13-18).
La tentazione è reale, ma non è invincibile.
Dio non abbandona l’uomo nel combattimento.
Gli offre la forza per resistere e trasformare ogni prova, se vissuta nella fede, in un’occasione di crescita e di salvezza.
Satana, da sempre e ancora di più nella società di oggi, cerca di attirare e confondere.
Può farlo attraverso il desiderio smodato di possedere, attraverso l’inganno, attraverso tutto ciò che promette felicità immediata ma allontana da Dio.
La Scrittura lo dice con chiarezza: «Satana riempì il tuo cuore» (Atti 5:3), mostrando come la menzogna trovi spazio quando il cuore si chiude alla verità.
La stessa strategia era già evidente, come abbiamo letto prima, nell’Eden: «Dio sa che il giorno in cui voi ne mangerete si apriranno i vostri occhi e sarete come Dio» (Genesi 3:5).
A Eva non mancava nulla, eppure il dubbio insinuato dal tentatore la spinse a desiderare ciò che era stato proibito per il suo bene.
Il nemico conosce i punti deboli dell’uomo e li colpisce con precisione.
Nemmeno Gesù è stato risparmiato.
Nel deserto affronta il tentatore che prova a sedurlo partendo dai bisogni più immediati, la fame, il potere, il desiderio di affermarsi – Matteo 4:1-11.
Ma Cristo respinge ogni proposta e resta fedele al Padre.
Per questo la Lettera agli Ebrei può affermare: «Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato» (Ebrei 4:15).
Se avesse ceduto, non sarebbe il Salvatore.
La sua vittoria diventa speranza per ogni credente.
Tutto ciò che è oscuro non è destinato a durare.
Gesù ci rassicura: «Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto» (Luca 12:2).
Le trame del male possono confondere per un tempo, ma la menzogna ha il fiato corto davanti alla luce di Dio.
Per questo il credente non perde il coraggio: sa che verrà il giorno in cui il seduttore sarà fermato per sempre, perché «il drago, il serpente antico, che è il diavolo e Satana, fu incatenato e gettato nell’abisso» (Apocalisse 20:2-3).
Per questo il cristiano veglia e prega.
Chiede di non cadere nelle tentazioni che ogni giorno compaiono davanti ai suoi passi.
Domanda che il Signore Gesù sia guida sicura e punto di riferimento stabile.
Nel combattimento spirituale non siamo lasciati soli, e la fedeltà di Dio è più grande di qualsiasi insidia del maligno.
Qui nasce la speranza che sostiene il cammino dell’uomo di ogni tempo.

Fabio BOLDRIN
Sara BORGOGLIO


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