‘Mistero’ su come risanare la sanità piemontese. “I cittadini hanno il diritto di sapere”

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In Piemonte la sanità pesa per circa l’80% del bilancio regionale, ma in Consiglio l’opposizione denuncia di non avere in mano nemmeno i numeri fondamentali per capire che cosa si stia votando.

Un Consiglio al buio

Le minoranze parlano da settimane di “Consiglio al buio”: chiedono dati su disavanzo, riparto del fondo sanitario, situazione delle singole Asl, e si sentono rispondere con slide generiche e frasi di circostanza.
L’assessore alla Salute Federico Riboldi viene convocato per informare, ma le opposizioni escono dalle sedute con più domande di prima: niente tabelle dettagliate, nessun quadro chiaro sulla voragine da 268 milioni, nessuna spiegazione su dove e come si intenda tagliare o investire.

Trasparenza a senso unico

Davanti a interrogazioni e richieste di accesso agli atti, dall’assessorato arrivano risposte giudicate evasive, incomplete o del tutto assenti; quando poi le opposizioni osano usare la parola “opacità”, scatta la difesa d’ufficio contro le “strumentalizzazioni politiche”.
È una curiosa idea di trasparenza: chiedi i numeri, ti danno le slide; chiedi i documenti, ti danno la conferenza stampa; chiedi risposte, ti danno lezioni di narrazione.

Giovanni Barosini e la democrazia dei dati

Il vicesindaco di Alessandria, Giovanni Barosini ha la delega alla sanità. E sulla mancanza di trasparenza è chiaro: i cittadini hanno il diritto di conoscere come vengono spesi i soldi pubblici. “Sentiamo spesso parlare di “miliardi investiti”, di “miglioramenti”, di “piani operativi” per la sanità. Ma quando si tratta di capire se questi obiettivi si concretizzano, la risposta è quasi sempre la stessa: vaga e senza alcun riscontro oggettivo, verificabile e verificato.



Ma se le informazioni fondamentali sono frammentate tra Regioni, pubblicate in formati chiusi o rese disponibili solo in modo parziale, non è possibile confrontare le performance dei diversi servizi sanitari regionali né individuare dove si concentrano inefficienze.
Anche su queste considerazioni – conclude – sposo in pieno gli studi della Fondazione Gimbe“.


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