In Italia gli imprenditori nati all’estero crescono, mentre quelli nati in Italia diminuiscono. A fine 2025 si contano 796 mila imprenditori immigrati (10,8% del totale) e 600 mila imprese “straniere” (11,9%), con un +21,3% in dieci anni a fronte di un -5,2% tra i nativi.
Lo scrive la Fondazione ‘Leone Moressa’, nel suo rapporto annuale sull’economia straniera in Italia.
La Cina torna primo Paese d’origine, appena davanti alla Romania, e insieme coprono oltre il 20% dell’imprenditoria immigrata; in forte crescita anche Albania, Moldavia e Ucraina, mentre arretrano diversi Paesi africani.
Il tasso di imprenditorialità è molto variabile: tra i cinesi un residente su tre è imprenditore, mentre per nazionalità con forte presenza nel lavoro domestico (Ucraina, Filippine) il dato è molto più basso.
Le imprenditrici straniere sono oltre 220 mila, con la comunità cinese ancora in testa, e percentuali femminili superiori al 60–70% in molte nazionalità dell’Est Europa.
Le imprese a conduzione straniera operano soprattutto in commercio ed edilizia (insieme quasi il 60%), impiegano oltre 900 mila dipendenti (circa il 5% del totale) e costituiscono, secondo la Fondazione Leone Moressa, un passaggio chiave nel percorso di integrazione e radicamento degli immigrati nel tessuto economico italiano.
Le imprese straniere in provincia di Alessandria
In Piemonte crescono del 35% gli imprenditori (ultimi dieci anni): spesso il lavoro autonomo è l’unica via per lavorare e per una certa mobilità sociale. Sono oltre 65 mila e 500 gli imprenditori non italiani (l’incidenza degli stranieri è dell’11,5%) .
La provincia di Alessandria è la terza in Piemonte per tasso di imprenditorialità straniera, con una distribuzione di quasi il 9 per cento. 5.815 imprenditori nel 2025, +24,6% per i nati all’estero ma -15,7% per gli stranieri nati in Italia, più integrati nel mondo del lavoro ‘dipendente’.
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