Altro che paradiso della frutta: ogni qual volta piove un po’ intensamente sul quartiere Cristo lavoratori e clienti del fruttivendolo di corso Marx (quartiere Cristo) devono subire le pene dell’inferno per poter lavorare o fare la spesa. E’ una lotta contro la pioggia, contro una pozzanghera gigante. E contro la burocrazia.
Il “lago artificiale”, profondo e largo, si forma puntuale davanti al negozio, trasformando l’ingresso in una piccola trincea d’acqua.
Il lago davanti al negozio
Ad ogni pioggia, la scena è sempre la stessa: l’acqua ristagna, non defluisce, si allarga fino a occupare il passaggio dei clienti e degli addetti allo scarico e carico delle merci, costretti a spostare i bancali con l’acqua alta, neanche fossero a Venezia.
Così chi vorrebbe comprare frutta e verdura si trova davanti a una scelta grottesca: bagnarsi le scarpe, fare acrobazie sul marciapiede o rinunciare alla spesa.
Per un negozio di quartiere, questo significa meno ingressi, meno incassi, più merce invenduta. E non basta: l’umidità e gli schizzi minacciano direttamente frutta e verdura esposte, con il rischio di rovinare prodotti che il titolare ha già pagato e selezionato con cura.
Rimpallo di responsabilità
Il titolare non è rimasto a guardare. Ha segnalato il problema, ha chiesto interventi, ha cercato di capire se si trattasse di uno scarico intasato, di una pendenza sbagliata, di una manutenzione (strada, rete fognaria) mal fatta. La risposta? Un perfetto scaricabarile istituzionale: chi gestisce le fognature dà la colpa al Comune, il Comune rimanda al gestore, e nel frattempo l’unica cosa che continua a scorrere è il tempo, non l’acqua.
In questo rimpallo di responsabilità, l’unico punto fermo è il fruttivendolo: fermo davanti al suo negozio a guardare come, ad ogni pioggia, il marciapiede si trasformi in barriera contro i clienti invece che in accesso al commercio di vicinato.
Tasse sì, tutela no
La rabbia dei titolari è semplice da capire: pagano affitto, bollette, tasse locali e nazionali, Tari, oneri vari. E le continue ispezioni sanitarie non hanno mai rilevato nulla di irregolare. Si adeguano alle normative, tengono in ordine il negozio, garantiscono freschezza e qualità. Fanno esattamente tutto ciò che viene richiesto a chi lavora onestamente.
In cambio, però, non ricevono quello che dovrebbe essere il minimo sindacale da parte delle istituzioni: un marciapiede praticabile, un sistema di deflusso dell’acqua funzionante, un accesso decoroso per i clienti. È come se il patto tra chi paga e chi amministra si spezzasse proprio sul terreno più banale: una buca, una grata, una pendenza sbagliata.
Un quartiere che perde
Il fruttivendolo di corso Marx non è solo un’attività commerciale: è un pezzo di quartiere, un presidio di socialità, un luogo dove ci si saluta per nome. Quando lo si penalizza così, non ci si accanisce solo contro un negoziante, ma contro l’intera vita del rione. Un cliente che smette di andarci perché non vuole fare il guado nella pozzanghera non è solo una mancata vendita: è un pezzo di comunità che si allontana.
Il messaggio che passa è devastante: puoi lavorare bene, pagare tutto, rispettare le regole… ma poi basta una pozzanghera, e l’indifferenza di chi dovrebbe intervenire, per metterti in ginocchio.

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