Code infinite, decine di persone in attesa.
Queste le scene di ormai ordinaria amministrazione che si possono osservare fuori dalla Questura di Alessandria, dove ogni giorno decine e decine di migranti attendono di entrare per svolgere le proprie incombenze burocratiche.
Nuclei famigliari, uomini, donne e spesso bambini, nonché ragazzi in età militare d’ogni provenienza, soprattutto nordafricani.
Se fino a qualche anno fa gli uffici dell’immigrazione erano aperti al pubblico un paio di giorni la settimana, oggi – per reggere all’enorme flusso migratorio che coinvolge anche Alessandria – le istituzioni sono state costrette, per fronteggiare il problema, ad incrementare gli orari di ricezione: a chiunque infatti capiti di transitare da corso Lamarmora sa che dal lunedì al venerdì, a partire dalle prime ore del mattino, la ressa di stranieri è una presenza costante.
Non si può conoscere la storia di ognuna delle persone lì presenti, a quali documenti ambiscano né quali prospettive di vita abbiamo nel nostro Paese, ma possiamo sicuramente osservare che il numero di queste persone è in constante crescita, anno dopo anno se non settimana dopo settimana, e riteniamo che documentare le presenze in questo luogo sia una sorta di “metro” perfetto per rendersi conto, numericamente, dell’entità del problema (perché sì, di questo si tratta, al netto della retorica accoglientista).
Non è nemmeno dato sapere, ovviamente, se si tratta di “rifugiati” (cioè persone che fuggono da guerre o persecuzioni dimostrabili) oppure di unità entrate illegalmente e senza documenti (immancabilmente stracciati da loro stessi prima di mettere piede sul suolo italico), se arrivati via mare attraverso l’ormai insopportabile fenomeno del traffico di esseri umani.
Salta all’occhio, dicevamo, il crescente numero di cittadini nordafricani: di certo non è una guerra dalla quale fuggono – almeno che nel frattempo non ne sia scoppiata una estremamente silenziosa, in Marocco o in Egitto o in Tunisia.
Lasciamo ogni riflessione al lettore, il quale se non ha ancora avuto modo di osservare personalmente cosa accade ogni giorno davanti alla questura, potrà farsi un’idea attraverso queste foto.
M.B.
Scopri di più da
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Commenta per primo