«Brutto e sfigato»: le confessioni di un ex maniaco del sesso a pagamento

CONTENUTO SENSIBILE E NON ADATTO AI MINORI DI 18 ANNI

Aiuta il giornalismo indipendente

Supporta La Pulce nell'Orecchio in questo periodo difficile in cui l'informazione, anche quella scomoda, fa la differenza sulle fake news e la misinformazione.

sexy-lingerie-escort

Un uomo distrutto dalla solitudine, dal rifiuto costante e da una dipendenza che gli ha svuotato il portafoglio e l’anima. Giorgio (nome di fantasia) ha accettato di raccontare la sua storia al nostro giornale, rivelando senza filtri come si diventa «puttaniere» e perché, secondo la sua esperienza, chi finisce a pagare per il sesso è quasi sempre un uomo segnato da seri difetti estetici e da un’aura di fallimento che le donne «normali» percepiscono immediatamente.

Il suo racconto è una testimonianza cruda e senza sconti. Giorgio ammette di aver iniziato quasi per caso, dopo un periodo di isolamento totale: «Tutti sembravano schifarmi, sia dal lavoro che socialmente. Avevo grandi bisogni e ho scoperto i siti delle sex worker». La prima volta è stata un misto di paura e sollievo: ha usato il gergo dei forum («RAI1 davanti, RAI2 dietro, CIB in bocca»), è entrato con il cuore a mille e ha speso per mezz’ora di «compagnia». Da lì è scivolato nella dipendenza: fino a 400-500 euro al mese, sacrificando pranzi e cene, pur di sentirsi, anche solo per trenta minuti, «apprezzato».

Ma il cuore della confessione arriva quando gli chiediamo perché non sia mai riuscito a conquistare una donna «non a pagamento». Giorgio non si nasconde:

«Provando, cercando, facendo qualsiasi cosa possibile io non riuscivo a trovare nessuna. Avevo proprio addosso una puzza di perdente, di sfiga che le donne sentivano. Quando senti puzza di m*rda dappertutto, forse la m*rda ce l’hai sotto le scarpe».

E poco dopo, con lucidità spietata, arriva il passaggio più duro:

«Semplicemente non piacevo. Magari mi ponevo male, magari puzzavo di sfiga talmente tanto… Se sei tendenzialmente brutto e basso non piaci, non piaci alle donne».

Giorgio sottolinea che non è mai stato violento o molesto, ma il rifiuto è stato sistematico, da donne di ogni età ed estrazione. La conseguenza? Invece di affrontare il problema, ha scelto la via più comoda: pagare. Fino alla «girlfriend experience», quella recita in cui le prostitute fingono di essere innamorate, ma che alla fine lasciava solo un senso di sporco e di vuoto ancora più grande.

La parte finale dell’intervista diventa un vero e proprio manifesto di redenzione e, al tempo stesso, una denuncia senza pietà verso chi resta intrappolato in quel giro. Giorgio spiega infine come ne è uscito: accettando la realtà e smettendo di usare «palliativi». E il consiglio agli uomini nella sua stessa situazione è tranchant:

«Accettare che tante volte semplicemente non piaci e fare altro con la propria vita. I soldi che non spendete in queste prostitute, li potete risparmiare e cercare di migliorarvi. Se hai dei difetti che non ti piacciono – se odi il tuo corpo, se ti senti in un corpo che non è tuo – risparmia quei soldi per cambiarlo. Se hai il naso storto, fallo raddrizzare. Se sei pelato, fatti fare un trapianto. Se sei troppo grasso, fai la liposuzione. Piuttosto che andare a prostitute, investi su te stesso».

Il messaggio è chiaro e ripetuto: chi si ritrova a dover pagare per il sesso non è solo «solo», è spesso un uomo consapevole di avere gravi difetti estetici (bruttezza, bassa statura, calvizie, dentatura storta, problemi fisici più o meno evidenti) che non riesce a compensare in altro modo. Invece di affrontare la propria immagine e la propria «sfiga», sceglie la scorciatoia a tariffa oraria.

Giorgio chiude con un appello: «Spero che questa testimonianza possa far uscire tanti uomini da un tunnel orribile come quello della dipendenza da sesso».

Una storia che, al di là del sensazionalismo, lascia una domanda scomoda: quanti «Giorgio» silenziosi si nascondono dietro la maschera dell’uomo normale, convinti che il problema sia il mondo e non lo specchio e la percezione che le donne “normali” hanno di loro?


Scopri di più da

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Commenta per primo

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.