È domenica 22 febbraio 2026 e il viaggio nel degrado parte da Alessandria.
Siamo in piazza Divina Providenza, ma quello che dovrebbe essere uno spazio pubblico accogliente si presenta come una cartolina dell’abbandono.
Il cartello del parcheggio è usurato, coperto di muffa, segnato dal tempo.
Le panchine sono marciscenti, sporche, rese inutilizzabili da uno strato verdastro che costringe qualcuno a sistemare fogli di giornale per non ritrovarsi i vestiti macchiati.
Basta spostarsi di pochi metri per imbattersi nei resti di quello che fu il bike sharing cittadino, colonnine divorate dal muschio e dall’incuria, un investimento pubblico finito nel dimenticatoio.
Le biciclette elettriche sono scomparse, alcune rubate, altre svanite nel nulla, mentre ciò che resta è solo un simbolo di spreco e degrado.
Sulla destra si affaccia la casa di riposo Michel, meta quotidiana di lavoratori e familiari che vengono a trovare i propri cari.
Davanti a loro si apre uno spettacolo indegno.
Buche e sporcizia
Rami spezzati, fogliame abbandonato, bidoni lasciati a metà, verde pubblico fuori controllo.
Un grosso ramo incombe a fianco di una panchina e altri potrebbero cadere da un momento all’altro.
Quando piove il terreno diventa scivoloso e per gli anziani o per chiunque è una trappola.
Alcune panchine sono addirittura senza listelli, inutilizzabili, relitti urbani che negano anche il semplice diritto di sedersi all’aria aperta.
Siamo nel quartiere Orti e qui la sensazione è quella di trovarsi in una zona dimenticata.
Chi esce con la carrozzina dalla casa di riposo per prendere un po’ d’aria non trova uno spazio dignitoso dove fermarsi.
Il parcheggio interno è un percorso a ostacoli tra buche profonde, ghiaia smossa e crateri pieni di pietre.
Le strisce bianche sono completamente scomparse.
Si notano persino residui di vetri a terra, segno di possibili atti vandalici mai ripuliti.
Camminare è rischioso, basta mettere male un piede per procurarsi una storta.
Perfino gli stalli riservati ai disabili hanno la segnaletica orizzontale cancellata dal tempo, lasciando solo il cartello verticale a ricordarne la funzione.
All’uscita del parcheggio un’enorme buca accoglie gli automobilisti come un ultimo avvertimento.
È difficile pensare che tutto questo sia frutto di pochi giorni di incuria.
Qui si parla di anni di abbandono.
Eppure il parcheggio è gratuito e strategico, vicino al centro, alternativa per chi non trova posto davanti all’ospedale.
Gratis sì, ma a proprio rischio e pericolo.
Tra bottiglie abbandonate e asfalto dissestato, l’impressione è quella di uno spazio di serie B in un quartiere considerato a questo punto di serie B.
La domanda resta sospesa nell’aria: possibile che nessuno veda.
Possibile che nessuno intervenga.
Per ora non si intravede alcuna luce in fondo al tunnel.
E mentre cittadini e parenti degli ospiti della casa di riposo continuano a fare i conti con questa realtà, piazza Divina Providenza resta il simbolo di un degrado che grida vendetta.
Vanni CENETTA





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