Spalto Gamondio, tra abbattimenti e proteste: il viale perde i suoi alberi

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Ad Alessandria monta la polemica per il destino del verde urbano e in particolare per quanto sta accadendo in Spalto Gamondio dove nelle ultime ore cittadini e attivisti hanno segnalato la presenza di numerosi ceppi lasciati a seguito di abbattimenti.
Secondo quanto riportato durante un servizio del gruppo Svegliati Alessandria, diverse piante sarebbero state rimosse perché malate o considerate pericolose.
Le immagini mostrano ampi vuoti lungo il filare e ceppi tagliati a un’altezza che fa temere, dicono i residenti, l’assenza di un piano rapido di sostituzione.
Il ricordo corre a qualche mese fa quando la caduta di un platano finì sopra un’auto in sosta provocando danni al veicolo ma, fortunatamente, nessuna conseguenza per le persone.
Da allora le verifiche fitosanitarie si sono intensificate e altri esemplari sarebbero stati contrassegnati come a rischio.
«Va bene intervenire sulle piante malate – spiegano i cittadini – ma bisogna ripiantare subito, perché per rivedere alberi maturi serviranno decenni».
Nel mirino finiscono anche le modalità delle potature passate, giudicate troppo drastiche e talvolta effettuate in periodi dell’anno ritenuti poco adatti, quando la vegetazione è già in fase di ripresa.
Chi vive la zona chiede interventi più programmati, competenti e soprattutto continuità nella manutenzione, per evitare che il viale si trasformi in una distesa spoglia proprio mentre le estati diventano sempre più calde.
Il tema si lega infatti a quello, più ampio, del microclima urbano: gli alberi forniscono ombra, contribuiscono ad abbassare la temperatura percepita e migliorano la qualità dell’aria.
«Se vogliamo mitigare il caldo in città – è l’appello – l’unica strada è piantare».
Dal canto loro, tecnici del settore ricordano come la sostituzione delle alberature richieda risorse, tempi amministrativi e la scelta di specie adatte a resistere a parassiti e cambiamenti climatici, valutazioni che spesso portano a optare per varietà diverse rispetto ai platani storici.
Resta però la richiesta di un cronoprogramma chiaro che indichi quando i nuovi impianti prenderanno il posto dei tronchi rimasti.
Nelle prossime settimane si capirà se alle rimozioni seguiranno nuove piantumazioni o se la discussione pubblica è destinata ad accendersi ulteriormente.

Vanni CENETTA


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