Settant’euro al giorno davanti al supermercato mentre chi lavora muore di fame

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a person giving alms to a man sitting on the floor holding a cup
Photo by Timur Weber on Pexels.com

Ci troviamo fuori da un supermercato di Alessandria dove una segnalazione dei lavoratori del punto vendita accende i riflettori su un fenomeno che fa discutere.
Secondo quanto riferito, alcuni mendicanti che stazionano all’ingresso arriverebbero a raccogliere tra i 70 e gli 80 euro al giorno in monete offerte dai clienti.
A fine giornata, raccontano, le somme verrebbero cambiate in contanti sonanti.
La scena è sotto gli occhi di tutti: una monetina dopo l’altra, un gesto di carità che moltiplicato per centinaia di ingressi diventa un piccolo tesoretto quotidiano.

La provocazione nasce spontanea.

Quanto guadagna, in un giorno, un lavoratore medio.
E quanti, invece, si vedono offrire contratti da stagista da 600 euro al mese per 40 ore settimanali.
Il confronto, anche solo aritmetico, brucia.

C’è chi parla di nuovi poveri, persone che pur avendo un impiego restano intrappolate in stipendi insufficienti a garantire una vita dignitosa.
C’è chi denuncia contratti a intermittenza, chiamate all’ultimo minuto per tappare buchi, come se si potesse avere un mutuo a intermittenza, una famiglia a intermittenza, una cena a intermittenza.
La sensazione diffusa è quella di un mercato del lavoro sempre più fragile, dove la stabilità è un privilegio e non una regola.
Le accuse però non si fermano qui.

Secondo alcune testimonianze, dietro la presenza organizzata dei mendicanti ci sarebbe un sistema di controllo illecito delle postazioni, con presunti riscossori che passerebbero a fine giornata a pretendere una quota.
Sono affermazioni gravi, che chiamano in causa possibili attività criminali e che, se confermate, configurerebbero un doppio danno: sfruttamento delle persone e alimentazione di circuiti illegali.
Si aggiunge poi la polemica sui bonus sociali e sulle agevolazioni pubbliche, tema che alimenta tensioni e contrapposizioni in una fase economica già segnata dall’incertezza.
Il risultato è un clima esasperato, in cui la rabbia per i salari bassi si mescola alla percezione di ingiustizia e alla paura del declino.
Al di là delle provocazioni, resta una domanda che pesa più di tutte.
Com’è possibile che lavorare a tempo pieno non basti più per vivere con serenità.
Finché questa domanda rimarrà senza risposta, il marciapiede davanti a un supermercato continuerà a sembrare, agli occhi di molti, il simbolo amaro di un Paese che fatica a garantire dignità a chi lavora e protezione a chi è davvero vulnerabile.

Vanni CENETTA


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