In Via Palermo, quartiere pista, c’è uno stabile abbandonato che da anni rappresenta una ferita aperta. Una struttura già segnalata in passato, già documentata, già al centro di denunce. Eppure nulla sembra essere cambiato.
Varcato l’ingresso – o meglio, ciò che resta di un ingresso completamente scardinato, tanto ampio da lasciar passare “un elefante” – lo scenario che si presenta è agghiacciante.
Un’area trasformata in discarica
All’esterno, l’area dismessa è un accumulo caotico di rottami, macerie e rifiuti. Ma è entrando che si comprende la reale dimensione del degrado. Il pavimento è coperto da sporcizia stratificata, plastica, stracci, resti di abiti abbandonati.
L’edificio è pericolante. Il tetto, un tempo in amianto e bonificato anni fa, sovrasta ambienti che oggi sono tutto fuorché sicuri. In una stanza si intravede un furgoncino; in un’altra, cumuli di immondizia che hanno trasformato gli spazi in una discarica a cielo aperto.
Il tanfo è oltremodo terrificante e insopportabile. Un odore che toglie il respiro anche all’aperto, che fa mancare l’aria nei polmoni. Non è solo sporcizia: è decomposizione, umidità stagnante, rifiuti organici lasciati a marcire.
Dentro, qualcuno vive così
E poi la scoperta più inquietante: tra quelle pareti devastate, qualcuno vive.
In mezzo ai rifiuti spuntano giacigli improvvisati. Un letto di fortuna, una coperta sporca, una bottiglia accanto al cuscino. In un’altra stanza, il pavimento è bagnato, viscido, potenzialmente pericoloso. Si rischia di scivolare. Si rischia molto di più.
Le stanze sono state trasformate in una sorta di appartamento improvvisato dentro un rudere. Una “fogna”, come viene definita durante il sopralluogo. Un luogo che sembra infestato dai ratti, dove le condizioni igienico-sanitarie sono ben oltre la soglia del tollerabile.
Bottiglie di birra, vino, alcolici sparsi ovunque. Pentole annerite. Vestiti ammucchiati. Segni evidenti di un’occupazione stabile.
Simboli inquietanti e atmosfera da film horror
Spostandosi di poco, l’atmosfera cambia da degrado a incubo. Su una parete compare un disegno satanico a rendere l’atmosfera ancora più orrorifica.
L’impressione è quella di trovarsi dentro un set cinematografico dell’orrore. Un luogo “da film splatter”, dove ogni angolo racconta abbandono, disperazione e degrado estremo.
Le immagini – più delle parole – parlano di una situazione fuori controllo. Di persone che hanno trovato rifugio lì, probabilmente senza tetto, ma anche di un vuoto istituzionale che lascia spazio a condizioni disumane.
Una bomba igienico-sanitaria
Il rischio non è soltanto sociale. È sanitario. L’umidità, i rifiuti, la sicura presenza di animali infestanti rendono lo stabile una potenziale bomba igienica nel cuore della città.
Gli accessi spalancati, permettono a chiunque di entrare. Senza controlli, senza sicurezza, senza alcuna barriera.
“Mai visto una roba del genere”, viene detto durante il sopralluogo. E non è un’esagerazione retorica. Le immagini mostrano un livello di degrado che supera molte altre situazioni già documentate in passato.
Una città che si interroga
La domanda finale è inevitabile: cosa sta diventando Alessandria?
Questo stabile non è solo un edificio abbandonato. È il simbolo di un problema irrisolto: occupazioni abusive, marginalità estrema, degrado urbano, rischi sanitari.
Chi vive lì lo fa in condizioni che definire disumane è poco. Ma allo stesso tempo, lasciare che un luogo simile esista nel silenzio rappresenta una sconfitta collettiva.
Le immagini raccolte nel quartiere Pista non sono semplicemente la cronaca di un sopralluogo. Sono uno schiaffo alla coscienza. Un viaggio nell’orrore a pochi passi dalle case, dalle scuole, dalla vita quotidiana di una città che forse non vuole vedere.






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