Emanuele Locci presidente Anci sulla legalità. Ma dal passato riemerge una ‘macchia’

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Per Emanuele Locci, volto storico del centrodestra mandrogno e attuale capogruppo di Fratelli d’Italia ad Alessandria (si dice anche uno dei pezzi forti per la candidatura a sindaco di Alessandria), ha appena scalato l’Olimpo della virtù civica: è il nuovo presidente della Commissione Nazionale “Legalità e Giustizia” dell’ANCI.

Un incarico non da poco: dovrà spiegare a ottomila comuni italiani come si gestiscono i beni, come si brilla per trasparenza e come ci si trasforma in presidio di legalità.

Una nomina che fa conto con i conti del passato

Mentre Locci ringrazia il Sindaco di Napoli Manfredi e il gotha di Fratelli d’Italia (da Donzelli a Riboldi) per la fiducia incrollabile nel suo ‘profilo’, ad Alessandria c’è chi ha sentito un improvviso scricchiolio provenire dai faldoni del 2010.

In pochi si sono ricordati (o forse lo rispolvereranno a tempo debito durante la prossima campagna elettorale) che Locci figura nel novero dei consiglieri comunali che hanno patteggiato per falso ideologico in atto pubblico durante la stagione del dissesto.

Insomma, se la gestione del denaro pubblico fosse un corso di guida sicura, Locci avrebbe ottenuto la cattedra dopo aver collezionato qualche testacoda con l’auto del Comune.

Ma chi meglio di chi ha “patteggiato” la propria corresponsabilità in un crac può spiegare agli altri come evitare guai?

La giunta Fabbio rimase col cerino in mano, dopo decenni di amministrazioni che hanno speso più del dovuto e non hanno guardato alla spending review, anzi. Ma tant’è, la bomba è scoppiata a lui, e poi a tutti gli alessandrini che hanno pagato il periodo del default con tasse alte e servizi ridotti all’osso.

“Senza ambiguità” (o quasi)

“Con il mio partito condivido una linea chiara, senza ambiguità, sui temi della legalità”, dichiara il neo-presidente con una certa solennità.

Non solo Locci: anche il consigliere regionale Buzzi Langhi di Forza Italia, pure lui in lizza per una candidatura a Palazzo Rosso, aveva scelto la scorciatoia processuale della definizione agevolata per uscire di scena il prima possibile, pagare molto meno del richiesto e lasciarsi alle spalle la brutta vicenda.

Ma è pur sempre un’ammissione di corresponsabilità.


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