Scabbia, Alessandria ha il record piemontese del prurito implacabile

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Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-camicia-bianca-a-maniche-lunghe-5743095/

Casi moltiplicatisi negli ultimi anni

In provincia di Alessandria la scabbia non è più un capitolo di manuali medici polverosi, ma una star locale con 9,5 casi ogni 10.000 abitanti, il tasso più alto in tutto il Piemonte. Mentre il resto della regione si gratta la testa perplessa, qui i numeri parlano chiaro: da 46 casi nel 2015 siamo passati a 388 negli ultimi anni, un exploit che farebbe invidia a un’epidemia da film horror di serie B.

Basta leggere i dati Seremi (servizio regionale di epidemiologia) sui casi accertati e conosciuti delle varie Asl locali.

In tutto il Piemonte negli ultimi due anni i casi di scabbia sono letteralmente esplosi: 413 erano nel 2015. Nel 2023 sono stati curati 2.024, per salire ancora l’anno successivo: 2.240.

Il nostro territorio, in proporzione, ha numeri da far paura, con una incidenza sui residenti ben superiore che nel resto del Piemonte.

Come si contrae (e perché non è un picnic)

La scabbia è un’infezione cutanea causata dall’acaro Sarcoptes scabiei, un microbo gran chef nel scavare tunnel sotto la pelle. Si trasmette per contatto pelle-pelle prolungato (niente strette di mano frettolose: serve coabitazione o intimità non da poco) o, più insidiosamente, via lenzuola, vestiti, asciugamani condivisi.

I sintomi? Prurito feroce (soprattutto notturno, per non farvi dormire sonni tranquilli), papule e lesioni da grattamento che possono evolvere in infezioni batteriche secondarie se non trattate con creme scabicidi come permetrina o ivermectina.

Rischio reale: non uccide, ma rovina la qualità della vita e, nei casi iper infestanti, può complicarsi fino a setticemia negli immunodepressi.

Over 65: i ‘preferiti’ involontari di questa piaga

Perché il grosso dei casi colpisce gli anziani sopra i 65 anni? Negli over 65 i casi sono il triplo rispetto alle altre fasce d’età. La risposta potrebbe essere amaramente prevedibile: tanti vivono in RSA e strutture residenziali dove il contatto ravvicinato è la norma, l’igiene a volte zoppica per carenze varie e la pelle fragile li rende preda facile per l’acaro.

In Piemonte, con l’invecchiamento demografico galoppante (oltre il 23% over 65), queste “comunità” diventano focolai perfetti: un nonno infetto ne passa la staffetta a dieci coinquilini, operatori sanitari inclusi. Aggiungete RSA alessandrine già segnalate come “zone rosse” nel 2023, e il cocktail è servito.

La beffa regionale: boom post-pandemia

Piemonte intero trema con 2.239 casi nel 2024 (53 ogni 100.000 abitanti), triplicati in quattro anni, ma Alessandria guida la classifica con crescita dell’83% solo tra 2022 e 2023. Ironia della sorte: lockdown, sovraffollamento e turismo di massa hanno rinvigorito la ricorrenza degli episodi, mentre la resistenza ai farmaci complica il quadro.

Le ASL promettono “alta attenzione”, ma con numeri così è difficile pensare di ritornare presto ai numeri di dieci anni fa, quando i casi erano solo qualche decina in Alessandria. Intanto i nonni si grattano e i contribuenti pagano: benvenuti nella provincia (e nel Piemonte) che punge.


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