- Nonostante i proclami la ‘gente comune’ deve attendere mesi per le visite nella sanità pubblica
- Sempre più pazienti devono viaggiare da Alessandria verso ambulatori lontani decine di km
- Alessandria cresce e invecchia, ma il welfare non si adegua
L’Asl di Alessandria ha comunicato orgogliosamente di aver ridotto le liste di attesa che si erano addirittura accumulate dal Covid (correva l’anno 2020) e l’assessorato regionale alla sanità del casalese Riboldi sta pensando già a nuove assunzioni di camici bianchi per fronteggiare le lunghe liste di attesa.
Eppure la realtà quotidiana racconta del centralino delle prenotazioni in tilt, del sito Salute Piemonte intasato e di un’app su cui non tutte le prestazioni sono erogabili.
Tanto che l’assessore Riboldi ha ammesso che il sistema è obsoleto.
Intelligenza artificiale taglia code
Riboldi si dice dispiaciuto per i disagi e promette di porre rimedio alla svelta per potenziare tecnologia e personale. “Siamo consapevoli che l’attuale CUP sia obsoleto. Abbiamo avviato un percorso di rinnovamento con un nuovo centro unico di prenotazione integrato con l’intelligenza artificiale”.
Si va fuori per curarsi
In Piemonte è ancora forte la mobilità sanitaria, ovvero residenti che devono spostarsi fuori confine per curarsi nei tempi e nei modi migliori. Il saldo passivo del 2025 sarebbe di 24 milioni di euro perché sono più le persone che ‘escono’ di quelle che vengono in loco a curarsi.
Lombardia e Veneto risultano invece in attivo, con 580 e 189 milioni di euro. Piemonte e Liguria – tra le regioni del nord – sono le uniche in rosso. E i segnali per invetrire la tendenza non ci sono ancora, nonostante le politiche sul welfare e i tentativi di raccontare una situazione fatta di tante luci (per fortuna), ma anche di ombre.
Evidentemente la programmazione a medio e lungo termine (va bene, mettiamoci anche la pandemia) non ha considerato l’invecchiamento della popolazione (che non dovrebbe sorprendere) e i mutamenti della società (aumento della popolazione e aumento delle persone bisognose con rediti bassi).
Chi rinuncia alle cure
Molte statistiche sono concordi nel dichiarare che un paziente su 10 rinuncia alle cure per tempi lunghi e difficoltà nel raggiungere il luogo ella visita che, sempre più di frequente, è lontano dalla città id residenza del paziente.
Per varie visite specialistiche (oculistica, dermatologia, pneumologia, ginecologia) e per esami come risonanze, colonscopie, ecografie, le prime disponibilità nel pubblico arrivano in molti casi ben oltre gli standard previsti. Visite “programmate”: oculistica 165 giorni, colonscopia 140 giorni, per esempio. Per una Ecg? Solo il venerdì e solo fuori Alessandria, che vuol dire perdere mezza giornata per una visita, oltre al costo della trasferta.
Se si è allergici bisogna resistere: la prima visita è a ottobre. E pazienza se c’è la primavera di mezzo.

Aumento delle emergenze sanitarie
I dati sugli accessi ai pronto soccorso suggeriscono che è cresciuto il bisogno della popolazione di ricevere assistenza sanitaria non urgente, che tuttavia continua a ricadere sulle chiamate al 118, segno tangibile di un’assistenza sanitaria lenta e percepita come non efficace, o troppo costosa. Gli operatori del 118 di Alessandria sono così costretti a consulti e consigli telefonici, con l’obiettivo di orientare correttamente i cittadini e ridurre gli interventi non necessari.
La centrale operativa di Alessandria ha visto questo andamento della gravità delle missioni negli ultimi tre anni: i codici rossi sono passati dai 3.789 del 2023 ai 4.314 del 2025, i gialli da 20.074 a 21.681, i verdi da 46.372 a 46.678 e i bianchi da 1.631 a 1.627.
Va da sè che il sistema sanitario pubblico, se non accompagnato da un rafforzamento strutturale che peraltro è in atto ma non ancora sufficiente (personale, organizzazione, investimenti), rischia di consolidare un modello in cui il privato diventa sempre più necessario per avere cure in tempi compatibili, accentuando le differenze tra chi può pagare e chi no.
In Piemonte il privato accreditato ha circa il 27% dei posti letto complessivi del servizio sanitario regionale (dati dell’associazione ospedalità privata).
La sanità rappresenta l’80% del bilancio regionale.
Nella riabilitazione ospedaliera la quota privata è molto alta: circa l’88% dei posti letto è in strutture private accreditate; la riabilitazione rappresenta da sola circa il 52% dei posti letto privati piemontesi
- la quota di ricoveri complessivi erogati dal privato accreditato piemontese stia intorno al 20–25% del totale regionale, con valori più bassi negli acuti e molto più alti nei post‑acuti/riabilitazione;
- la spesa regionale per prestazioni da privato accreditato (tutta la sanità privata convenzionata, non solo Aiop) si colloca intorno al 18–20% della spesa sanitaria pubblica, in linea con la media delle regioni non in piano di rientro
Avanti con l’Irccs
Va avanti, come previsto dalla procedura, al riconoscimento dell’ospedale di Alessandria come primo istituto pubblico piemontese di ricovero e ricerca scientifica (per la quale sono previsti finanziamenti pubblici, soprattutto nel campo della cura del mesotelioma da amianto): nei giorni scorsi l’ufficio propaganda dell’Azienda ospedaliera ha reso noto il passaggio in riva al Tanaro di alcuni membri della commissione che dovrà rendere conto al ministro, per la valutazione finale.
Manca un piano?
L’opposizione critica il buco finanziario di 268 milioni e soprattutto la mancanza di numeri e prospettive per una pianificazione che faccia dormire sonni tranquilli. Il Movimento 5 Stelle a Torino si spinge oltre: mancanza di trasparenza sul bilancio preventivo, in continua variazione.
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