Dall’impegno ambientalista al silenzio di governo: Ivaldi, quando la memoria politica dura meno di una stagione

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C’era una volta il Gianni Ivaldi combattente.
Il Gianni Ivaldi delle serate pubbliche, dei volantini, delle raccolte firme, delle battaglie ambientaliste urlate a gran voce contro il conferimento dello smarino del Terzo Valico nelle cave alessandrine Clara e Buona.
C’era una volta il Gianni Ivaldi che parlava di territorio, di difesa dell’ambiente, di cittadini da ascoltare.
C’era una volta, appunto. Perché oggi quel Gianni Ivaldi sembra essersi dissolto nel nulla.


O forse più semplicemente si è accomodato su una poltrona di giunta e ha deciso che certe battaglie, una volta entrati nei palazzi del potere, diventano improvvisamente scomode da ricordare.

Oggi Gianni Ivaldi è assessore del Comune di Alessandria con deleghe importanti: sobborghi, partecipazione, associazionismo, decoro urbano, parchi e aree verdi. Un ruolo istituzionale che dovrebbe avere tra i suoi pilastri proprio la tutela del territorio e dell’ambiente.
Eppure basta leggere le sue recenti dichiarazioni per capire quanto la memoria politica possa diventare selettiva quando si passa dall’opposizione alla stanza dei bottoni.

In un’intervista pubblicata su La Stampa dell’11 marzo 2026, parlando del futuro dell’area dell’ex cava Clara e Buona, Ivaldi spiega candidamente che quella zona – un tempo deposito dei rifiuti del Terzo Valico vicino all’alveo del Bormida – dovrebbe diventare un bosco urbano, un parco periurbano con sentieri tra gli alberi e spazi fruibili dai cittadini. Una prospettiva verde, suggestiva, quasi poetica.
Peccato che nella narrazione dell’assessore manchi un dettaglio enorme come una montagna di smarino.

Ovvero il fatto che proprio quelle cave furono al centro di una durissima battaglia politica e civica contro il conferimento dei materiali del Terzo Valico. Una battaglia alla quale lo stesso Ivaldi partecipò con grande enfasi pubblica, organizzando incontri, iniziative e raccolte firme per contrastare quel progetto.
Oggi invece tutto sembra evaporato.
Nessuna parola su chi firmò quelle ordinanze. Nessun riferimento alle responsabilità politiche di quelle decisioni. Nessun dito puntato verso chi autorizzò quel conferimento. E qui arriva la parte più imbarazzante della vicenda.
Perché quelle decisioni portarono la firma di amministrazioni politicamente riconducibili al Partito Democratico. Lo stesso partito con cui oggi Gianni Ivaldi governa la città.
Così la battaglia di ieri diventa il silenzio di oggi. Le serate pubbliche diventano dichiarazioni istituzionali prudenti. Le raccolte firme diventano memoria scomoda da archiviare.
La politica ha sempre conosciuto il trasformismo, certo.
Ma quando un amministratore passa in pochi anni dal megafono della protesta alla diplomazia selettiva del governo cittadino senza nemmeno provare a spiegare ai cittadini cosa sia cambiato, allora non si tratta più di evoluzione politica. Si tratta semplicemente di incoerenza.

Perché la coerenza, in politica, non è gridare più forte quando si è all’opposizione e abbassare la voce quando si governa con gli stessi protagonisti di ieri.
La coerenza è avere il coraggio di ricordare, di dire le cose come stanno, di assumersi la responsabilità delle battaglie fatte e delle alleanze scelte.
Invece oggi Alessandria si ritrova con un assessore che sembra aver smarrito la memoria proprio nelle cave dove un tempo guidava la protesta. E a questo punto la domanda è inevitabile.
Che fine ha fatto il Gianni Ivaldi delle raccolte firme?
Quello che riempiva le sale parlando di ambiente, territorio e difesa della città? Forse è rimasto sepolto sotto lo smarino della politica. Perché una cosa è certa: le cave Clara e Buona forse diventeranno un bosco. Ma la coerenza, quella, ad Alessandria sembra essere stata disboscata da tempo.

Vanni CENETTA


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