Pandemia senza fine e lockdown della democrazia

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La gente( domenica 28 febbraio) si affolla di fronte ai bar, alle gelaterie e ai locali aperti, perchè l’indomani torna la reclusione arancio.

Francamente, il senso sanitario di chiudere tutti questi esercizi commerciali non esiste, le ragioni scientifiche non ci sono : dopo 12 mesi non ci sono sicuramente. Siamo ritornati al punto di partenza come in un infernale gioco dell’oca.

Tutte queste disposizioni stanno semplicemente e di fatto impedendo alla gente di lavorare e, con il pretesto sanitario, stanno ristrutturando (nel senso di demolendo) l’economia, e stanno impedendo alle persone di incontrarsi e di vivere decentemente.

La prospettiva? Potrebbe essere quella di alcuni paesi dell’Est dopo il crollo del regime, la sospensione della libertà e tra poco la povertà sempre più diffusa.

Paradossalmente con altri lockdown finiranno anche i soldi della sanità e del suo potenziamento dunque la prospettiva che si apre è quella di una crisi del Paese ancora più grave di quella attuale .

Ormai commercianti, impiegati in cassa integrazione, piccoli imprenditori, lavoratori con contratti interinali è a tempo determinato sono i nuovi volti della povertà, in fila alla mensa del Pane Quotidiano o alla Caritas”.

L’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio centinaia di famiglie che prima della pandemia riuscivano a vivere decorosamente con il proprio lavoro e che ora sono state costrette a chiedere aiuto alle associazioni di volontariato per avere da mangiare. Non aver potenziato la sanità territoriale e aver ostacolato ogni forma di cura domiciliare efficace ( non non è stato neppure redatto un protocollo nazionale delle cure domiciliari scientificamente adeguato) ha di fatto caricato gli ospedali di un peso eccessivo mandando in tilt la loro già fragile organizzazione.

Tutto ciò inevitabilmente si è tradotto nella necessità dell’imposizione ” medievale” (come qualcuno l’ha definita), del lockdown e del coprifuoco senza peraltro alcuna evidenza, giustificazione o spiegazione scientifica ma solo per una pura scelta politica autoritaria.

Appare palese che questo tipo di decisioni politiche siano tra loro correlate e interconnesse: infatti non aver predisposto il potenziamento delle strutture sanitarie territoriali, non aver adeguato le cure domiciliari e gli interventi tempestivi conseguenti hanno infatti reso necessarie le forme di contenimento della popolazione e delle attività per non mandare in crisi gli ospedali. Molti ormai sostengono che il solo intervento sanitario ordinario avrebbe potuto essere la carta vincente per contenere e affrontare con successo l’epidemia e di conseguenza anche l’economia, ma ciò non è avvenuto…

Perché?

Luigi Manzini