Lo scalo di Alessandria: centro intermodale con la Dogana

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Una scelta ambiziosa per un progetto dalle caratteristiche nazionali – Decisiva la condivisione di tutte le forze politiche – Coinvolgere da subito, con le due Regioni, il Governo

Il dopo pandemia prospetta, per la riorganizzazione e il rilancio dello ‘Scalo merci’ di Alessandria, un’occasione difficilmente ripetibile, che non va sprecata, ma utilizzata al meglio. Per almeno due ragioni: l’urgente necessità di avere a disposizione, per il trasporto e la mobilità delle merci, una modalità più sostenibile sotto il profilo ambientale, che la ferrovia è in grado di garantire, e la disponibilità di risorse pubbliche per un progetto in linea con i finanziamenti della UE. Progetto che dovrebbe essere inserito tra quelli ritenuti prioritari dal Governo nazionale.

Anche per questo i tempi annunciati da ‘Rfi’ e ‘Uirnet’ per la definizione del progetto di fattibilità del ‘Nuovo Scalo Alessandria’, 18 mesi, sarebbe necessario vengano, non solo rispettati, ma possibilmente ridotti. In ogni caso per la sua concretizzazione è fondamentale l’interesse e la ribadita disponibilità degli amministratori della ‘Rete Ferroviaria Italiana’ ad investire nella riqualificazione dello ‘Smistamento’, così come la condivisione di ‘Uirnet’, l’organismo di diritto pubblico che governa la logistica nazionale per conto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

A proposito di ‘Uirnet’ ricordo che il presidente, Rodolfo De Dominicis, invitato dalla precedente Amministrazione comunale, ha avuto la possibilità di visitare l’area dello scalo alessandrino rendendosi direttamente conto delle effettive dimensioni e delle sue potenzialità. Precisazione dovuta anche per il fatto che, negli anni, commentatori diversamente interessati hanno espresso giudizi superficiali e critici sulla natura dell’impianto senza, peraltro, averlo mai conosciuto.

Per non citare la ricorrente contrapposizione, tipica di una provincia nella quale i centri zona sono in perenne competizione fra loro, tra lo scalo di ‘San Bovo’ e quello presente nel capoluogo. Due strutture non comparabili, diverse per storia, superficie e posizione geografica. Elementi che per decenni hanno fatto di ‘Alessandria Smistamento’ lo scalo ferroviario, a livello nazionale, secondo solo a quello di Bologna. Rimanendo in tema è certo positivo che Cesare Rossini, presidente della Fondazione ‘Slala’ che si occupa del sistema logistico del Nord-Ovest, consideri l’interporto di Rivalta Scrivia non antagonista di Alessandria, ma, al contrario, rappresenti un “valore aggiunto sul piano dell’integrazione del servizio” e ne auspichi il corretto coinvolgimento.1 Certo è che se queste valutazioni fossero maturate prima la bretella di collegamento dell’autostrada con lo ‘Scalo’, oltretutto già finanziata dalla Regione, oggi costituirebbe una utile realtà, mentre non se ne è fatto nulla. E, in sua assenza, per parcheggiare le merci si rischia di dover consumare ulteriore suolo realizzando, a ridosso delle uscite autostradali, dei ‘buffer’.

Tra gli aspetti messi in evidenza nel Convegno del 22 marzo dello scorso anno a Palazzo Monferrato – promosso dall’associazione ‘Città Futura’e dalla Camera del Lavoro provinciale – c’era, in particolare, la situazione del porto di Vado Ligure, dopo l’ultimazione della piattaforma della ‘Maersk’. Una struttura che permette l’attracco delle grandi navi porta container e, per non intasare il traffico della zona, ha la necessità di avere a disposizione un sistema logistico rapido nell’indirizzare le merci sia su ferro che su gomma. Intanto a febbraio è attraccata la prima nave e ne erano previste altre sei, oggi rinviate dal ‘lockdown’. Mentre a terra, sia a Vado che a Savona, le infrastrutture previste per la destinazione delle merci registrano un notevole ritardo.

A tale proposito una delle soluzioni prospettate nel convegno ha riguardato l’utilizzo anche per le merci della ferrovia Savona-Cairo-Acqui-Alessandria che non avrebbe bisogno di particolari e costosi interventi. In ogni caso nello studio trasportistico e nella progettazione dell’assetto del ‘Nuovo Scalo’ si parla, per la prima volta, del ‘tripolo’ Alessandria–Genova–Savona/Vado, facendo dello scalo alessandrino il naturale baricentro dei porti, non solo di Genova, ma di tutto il Ponente ligure.

Adesso, e in previsione dello studio progettuale, da parte di ‘Rfi’ e ‘Uirnet’, opportunamente ci si interroga su quali caratteristiche dovrà avere il ‘Nuovo Scalo Alessandria’. Le ipotesi in discussione riguardano la strutturazione di un ‘hub’, dove comporre treni di diverse lunghezze per le destinazioni finali, o la realizzazione di un ‘Centro intermodale’ in grado di trattare le merci sia per i treni che i camion.

Noi riteniamo ci siano tutte le condizioni per una scelta ambiziosa nei confronti di un progetto che ha la valenza e le caratteristiche per un ruolo nazionale. Volgendo in positivo, a tale scopo, l’unità di intenti e la condivisione presente nelle forze politiche di maggioranza e opposizione, sia a livello locale che nazionale, tra gli Enti interessati, a partire dal sindaco di Alessandria, e da parte degli amministratori di Rfi, Uirnet, Slala e delle Autorità portuali.

Una scelta ambiziosa indirizzata alla definizione di un ‘Centro intermodale’ in grado di indirizzare le merci verso tutti i Paesi dell’Unione Europea. Un Centro che preveda al proprio interno la presenza della Dogana, coinvolgendo nel progetto l’Agenzie interregionale delle Dogane e dei Monopoli. Attivare lo sdoganamento delle merci nel ‘Nuovo Scalo’, oltre alla valorizzazione del medesimo, può risultare un’operazione utile anche per ridurre e alleggerire il lavoro degli stessi porti liguri, i quali hanno poco spazio a disposizione nello svolgere i necessari controlli ed instradare rapidamente le merci. Come oggi è richiesto da una moderna logistica, competitiva nei costi con gli altri scali europei.

Per l’insieme di queste ragioni sarebbe consigliabile far partecipare, da subito, e a pieno titolo nell’impresa, insieme alle due Regioni, il Governo nazionale e, suo tramite, il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Renzo Penna
Associazione “Città Futura”