Il dramma e l’eroismo della sanità italiana

Alla fine i nodi sono venuti al pettine in modo doloroso e purtroppo anche drammatico.

Dopo anni di tagli feroci dei finanziamenti, di blocco del turnover, di soppressione inarrestabile di ospedali e di presidi la sanità italiana, che era considerata una delle migliori al mondo, si è trovata fortemente depotenziata ed impoverita per affrontare con sicurezza la sciagura nazionale del coronavirus.

La drammatica situazione dell’emergenza coronavirus ha messo a nudo questa fragilità che si estrinseca soprattutto nella mancanza di posti di terapia intensiva necessari alla salvezza dei malati gravi di coronavirus. L’Italia ha il numero più basso di postazioni di terapia intensiva di tutti i paesi europei ed è ben al di sotto delle medie europee per quanto riguarda il numero di postazioni rispetto al numero degli abitanti. ed è la nazione che nel corso degli ultimi dieci anni ha progressivamente diminuito i numeri dei posti letto in rapporto alla popolazione :un record negativo in Europa!

In questa situazione il nostro problema paradossalmente sembrerebbe essere non la gravità del virus in sé, ma l’insufficienza del nostro sistema sanitario d’emergenza.

Per esempio si sa che in Calabria sono disponibili solo 150 postazioni di terapia intensiva, 75, a detta dei sanitari sono già occupate per la sanità ordinaria ( infarti, incidente.. ,) i in definitiva per l’eventuale emergenza coronavirus in Calabria, con un milione di abitanti, ci sarebbero disponibili solo 75 posti di terapia intensiva!!! E questo più o meno avviene in tutte le regioni d’Italia con le dovute differenze- in più o in meno-soprattutto nelle regioni del nord. . Se, ad esempio i posti di terapia intensiva nel nostro paese fossero non solo 5000 ma 10 volte di più ,probabilmente non ci sarebbe il panico che si è verificato perché ci sarebbe la consapevolezza che tutte le persone colpite da virus, anche in forma grave, se la caverebbero o con l’osservazione a casa oppure, se finissero in ospedale, saprebbero comunque di avere disponibilità di terapia intensiva e così tutti si tranquillizzerebbero. Paradossalmente è bastato un virus ancorché pericoloso, per mettere in difficoltà il nostro sistema sanitario. Il panico quindi deriverebbe anche da questa mancata certezza e anche dal sapere che per le nostre strutture sanitarie non esiste nessun margine di sicurezza.

Da questo punto di vista si giustificano , se vogliamo, i provvedimenti di forti restrizioni personali e sociali Imposti dal governo .

Sono misure che sembrano esagerate,a prima vista, ma che diventano logiche e comprensibili se si tiene presente il rischio che stiamo correndo sul versante della sanità.

In modo sommesso è anche emerso la drammaticità, in capo ai medici, i quali dovrebbero scegliere chi “salvare” tra i pazienti in pericolo ( voce per la verità subito smentita).

In tempo di pace non si era mai arrivato ad un dilemma etico di questa portata quale conseguenza di una politica sanitaria forsennata è tutta tesa a ridurre finanziamenti e personale considerate sprechi piuttosto che garantire il servizio ai cittadini

Qualcuno ha anche messo in relazione l’impressionante numero dei morti nel nostro paese, che lo rende il secondo al mondo per mortalità da coronavirus, con l’insufficienza strutturale Sanita’ Italiana

Luigi Manzini

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