Gli infermieri non ce la fanno più: “Servono camici e mascherine”

Grave carenza di dispositivi di protezione individuale (dpi) negli ospedali di Alessandria e provincia. La denuncia arriva dal NurSind di Alessandria, il sindacato delle professioni infermieristiche, che questa mattina – per voce del segretario territoriale NurSind, Salvatore Lo Presti – ha scritto una lettera al Prefetto per portare all’attenzione delle istituzioni l’ormai drammatica situazione di carenza di dispositivi. Una mancata dotazione che dovrebbe, invece, essere fornita di default a tutti gli operatori sanitari che da giorni combattono in prima linea contro il Coronavirus e che fa ancor più scalpore a fronte di un episodio avvenuto pochi giorni fa a Tortona.

Nella lettera inviata dal sindacato ad Antonio Apruzzese, infatti, si legge: “In data 12 marzo il direttore dell’emergenza sanitaria piemontese dott. Mario Raviolo, effettuava un sopralluogo presso la Casa piccole suore missionarie della Carità di Don Orione sita in Tortona. Dal servizio in onda sul TGR Piemonte si vede il dott. Raviolo mentre indossa tuta ed autorespiratore in quanto da lui stesso asserito nel servizio vi è una alta possibilità di contagio nel locale oggetto del sopralluogo. Quanto affermato dal responsabile dell’emergenza è un controsenso – proseguono dal NurSind – se si raffronta con le situazioni accertate e vissute da parte del personale ospedaliero, dove i pazienti sono positivi ed infetti dal Covid-19. Ma nonostante ciò riceviamo giornalmente le lamentele di colleghi arrabbiati per l’assenza di dpi. Il dott. Raviolo indossa una tuta in polietilene ed autorespiratore per una situazione di probabile contagio; in ospedale in situazioni di accertato positività si indossa la mascherina chirurgica e solo in casi di manovre invasive sul paziente infetto è permesso indossare (se presente) la mascherina FFp3″.

Sono tante le denunce ed i casi che giornalmente NurSind riceve da parte degli infermieri che lamentano una grave carenza di dispositivi di protezione individuale negli ospedali della provincia. Soltanto per citarne alcune, ad esempio: “Vi sono realtà come quelle vissute in questi giorni negli ospedali di Tortona (rianimazione) dove il personale ha a disposizione solo una tuta per l’intero servizio di 12 ore senza possibilità di sostituirla nemmeno per espletare i bisogni fisiologici; e Novi Ligure (Neurologia) dove si ha un numero limitato di camici di barriera, e se ne preserva la vita riutilizzandolo più volte ed a volte anche da diversi operatori. Situazioni simili, ma con modalità più attenuate al momento, nei reparti di chirurgia, malattie infettive, pneumatologia e neurochirurgia dell’Ospedale SS. Antonio e Biagio”.

Proprio per tali ragioni la dotazione in possesso al dott. Raviolo durante il sopralluogo presso la Casa piccole suore missionarie della Carità di Don Orione di Tortona tra gli operatori sanitari è sembrata quasi un paradosso.

“Comprenderà sig. Prefetto – prosegue la lettera del segretario territoriale Nursind Salvatore Lo Presti – che la visione del dott. Raviolo in tuta ed autorespiratore, anche se proceduralmente corretta, suona come una infamia nei confronti di chi tutti i giorni dal quel maledetto 3 marzo è in prima linea negli ospedali alessandrini. La leadership è l’arte di motivare un gruppo di persone ad agire per raggiungere un obiettivo comune, la lezione che se ne ricava dal comportamento del dott. Raviolo invece tutt’altro”.

NurSind Alessandria ha quindi chiesto al Prefetto un pronto intervento per far sì che anche tutti gli operatori sanitari possano d’ora in avanti lavorare in sicurezza (avendo a disposizione gli adeguati dpi) in modo da essere protetti dai potenziali e reali rischi di contagio da Covid-19. “Chiediamo il suo intervento affinché tutti gli operatori in servizio negli ospedali Alessandrini possano avere l’opportunità di assistere i pazienti in sicurezza; con la garanzia di non essere untori verso altri pazienti e con le proprie famiglie”.